Ognuno ha le sue mutande viola …

Ognuno ha le sue mutande viola … ma ROBERTONE sa perfettamente di che colore sono le mie.

L’altra sera ho fatto lo spettacolo “poche idee…” in piazza ad Arezzo

Arezzo è una piccola cittadina. È ben noto per la sua tradizione. Si tratta di una piccola città che si trova a 1,5 ore di distanza da Firenze. La prima domenica di ogni mese, la piazza principale della città è sommersa da circa 500 negozi. Molti prodotti unici possono essere acquistati qui. Controlla il mio riferimento per un sacco di cose interessanti.

Se l’altra sera ad Arezzo ci fosse andata PARIS HILTON, di lei,i giornalisti, avrebbero potuto scrivere solo che quella sera indossava mutande viola e che quando si è presentata all’HILTON della sua città e le hanno chiesto, come da procedura i documenti, lei ha risposto al receptionist: “ma che sei scemo? Questo albergo è mio … fammi vedere i tuoi piuttosto” .. e che sono andati avanti così per ore …. È dovuta arrivare la polizia che l’ha arrestata un’altra volta …. Speriamo almeno che non le diano i domiciliari a casa nostra …. Tutto è possibile purtroppo di questi tempi …. Anche che ti ritrovi PARIS HILTON in bagno che si monta una telecamera per non risparmiarci la possibilità di vederla cagare …. Lo facciamo tutti no (intendo dire cagare)???? E allora perché non farlo insieme.

Ad Arezzo l’altra sera in piazza ho fatto il mio spettacolo davanti a tanta, veramente tanta gente. Non sono in grado di stabilire quanti fossero, ma erano tanti. Non faccio CABARET e neanche TEATRO. Dopo aver avuto quindici anni fa due emorragie cerebrali che come ha detto la critica(molto lusinghiera per altro)(è riportata sul post precedente a questo verso la fine), hanno ARRESTATO LA MIA FOLGORANTE CARRIERA, in realtà faccio COMUNICAZIONE. Nel senso che riesco a far ridere a crepapelle su quelli che sono i nostri limiti e la nostra incapacità di credere in noi stessi, più che in un paio di “mutande viola”. Ho creduto nella vita senza mai smettere di esserne innamorata anche quando davanti a uno specchio, su una sedia a rotelle, ero improvvisamente un sacco vuoto, con la parte sinistra del corpo(braccio e gamba) completamente paralizzata, uno squarcio in testa e uno sguardo in cui a causa della diplopia, con un occhio leggevo e con l’altro ripassavo. Ero un mostro. Tutto a un tratto. E improvvisamente condividevo con tanti altri disabili la ferita dell’umiliazione, dell’offesa, dell’imperfezione, in un mondo cretino che è convinto di poter raggiungere la PERFEZIONE. E invece di vivere veramente, riconoscendo la bellezza vera, proprio perché ha potuto vedere anche la bruttezza di se stesso, spreca la propria esistenza a prendersi per il culo, indossando un paio di “mutande viola” nella speranza che siano le mutande a sottolineare il suo culo più che il suo culo stesso. Come ha detto Robertone, che è un amico del mio blog, non avrei fatto il percorso artistico e umano che ho fatto senza il fortissimo dolore ma anche l’enorme ricchezza che quell’evento ha portato con sé. E quando ho letto che quella grave malattia mi ha lasciato come ha detto la giornalista.”qualche strascico nel fisico” ho pianto tutta la notte.

Sono proprio quegli strascichi, la cosa più evidente che comunico agli altri? Di quello che ho detto per due ore, sono proprio quegli strascichi il corrispettivo da mostrare agli altri delle mutande che non mostro?

Ha detto anche che sono bravissima, e che so tenere il palco come pochi. E di questo ovviamente io ringrazio. Ma non penso di essere bravissima. Penso di avere piuttosto il bisogno disperato ma fortissimo di comunicare agli altri la possibilità di guardare la vita anche da un’altra angolazione. Per potere avere tra le mani qualcosa di più concreto di un paio di mutande viola: LA CONSAPEVOLEZZA DEL PROPRIO VALORE conquistata grazie all’aver guardato in faccia la paura di non valere un cazzo. Mi rendo conto che in questo momento dominato da un mercato ottuso a nessuno viene in mente di raccontare il significato di un lavoro che per due ore ha generato tanto entusiasmo, seppur tardi nella notte. E’ tutto uguale a tutto. Che cosa ho io di veramente diverso da Paris Hilton? Niente di particolare. Lei ha le mutande viola. Io ho avuto una grave malattia che mi ha lasciato fisicamente qualche strascico. E Dio solo sa il culo che mi sono dovuta fare perché rimanessero solo degli strascichi e non l’immobilità a vita …. A cui tanti altri purtroppo, sono invece condannati. Di che colore sono le mie mutande? Del colore del dolore degli altri …. E io gli altri, con amore, li faccio ridere …… li faccio ridere ….. mentre capiscono ….. e RIDONO …

Non prendetevela troppo con questo giornalista perché il colpevole non è lui: E’ IL SISTEMA E IL CLIMA”CULTURALE” nel quale viviamo. Diciamo che lui ci si è solo adattato. Le mutande viola le ho inventate io come esemplificazione parossistica della comunicazione “culturale” oggi. Nel senso che oggi non si spiegano più i significati. Si raccontano i brufoli. E forse ogni tanto si potrebbe cercare il coraggio di FIDARSI del significato che le cose hanno. Arrivando persino ad ammettere quando le cose di significato non ne hanno. Il giornalista o la giornalista in questione, sono sicura che voleva raccontare che venivo da un’esperienza durissima. Senza rendersene conto, però, ha sparato sull’autoambulanza, e io in quel giorno fragile mi sono sentita di nuovo ferita